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Amatrice fuori dal Lazio: il referendum si farà
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Il consiglio sul referdum per l'uscita dal Lazio
     
giovedì 21 agosto 2014 -

Amatrice, comune delle Marche o dell’Abruzzo? Lo sapremo presto. Grazie alla delibera comunale approvata ieri sera al consiglio comunale straordinario indetto al centro culturale S. Giuseppe di Amatrice, stracolmo di gente, almeno trecento in sala, per non contare quelli rimasti fuori per ovvi motivi. Maggioranza favorevole e minoranza contraria al referendum consultivo voluto a gran voce dal sindaco Sergio Pirozzi e dai suoi per uscire dal Lazio, prima mossa dell’iter previsto dalla Costituzione per separarsi da una Regione e annettersi a un’altra.

Insomma, dopo anni di delusioni e amarezze, della serie “governo del Lazio, se ci sei batti un colpo!”, Amatrice è stanca di veder vacillare sempre più l’ospedale "F. Grifoni". Al punto da non tollerare l’ultimo affronto della regione Lazio: ridurlo a una mera Casa della Salute, sacrificando reparti e personale. Il Comune di Amatrice, guidato da Sergio Pirozzi, ovviamente non ci sta, non vuole perdere il vitale presidio ospedaliero. Così, dopo la petizione on-line per salvarlo, ha proposto il referendum per lasciare il Lazio. Che si farà.


“Una Regione che considera presidio ospedaliero in 'area disagiata' quello di Monterotondo, Bracciano, Subiaco e non quello di Amatrice non ci rappresenta più - sbotta il sindaco Sergio Pirozzi - Ora basta, noi ce ne andiamo”.

Detto, fatto. Una eventualità possibile dal punto di vista sia geografico (Amatrice è al confine con le Marche e con l’Abruzzo) e sia amministrativo, visto che c’è già un precedente. La città degli spaghetti, infatti, fece parte del Giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II nel distretto di Cittaducale con capoluogo L’Aquila per 600 anni, fino all’Unità d'Italia. Poi Mussolini nel 1927 annesse Amatrice al Lazio, istituendo la provincia di Rieti.


E se dovesse passare all’Abruzzo o alle Marche, Amatrice non dovrebbe più competere con Roma Capitale che da sempre fa da "asso piglia tutto". "Ci hanno scippato i soldi della via Salaria, li avevo messi in bilancio e li hanno destinati a Roma, solo per fare un esempio. La domanda é: ma questa Regione ci vuole, si o no? ". Non a caso le aree di Monterotondo, Bracciano o Subiaco hanno ancora i loro presidi ospedalieri, zone non certo più disagiate di Amatrice che, come ricorda il sindaco Pirozzi, si trova a 1000 metri d’altezza, in un’area a rischio sismico e, tolto il ‘Grifoni’, a quasi 70 km dall’altro ospedale più vicino.


“Quella di Amatrice non è una battaglia politica, ma una battaglia di civiltà!”, tuona Pirozzi, anche rispondendo al consigliere di minoranza Francesco Di Marco che ha dichiarato in consiglio di “aver avuto l’impressione che il referendum è solo l’ultima provocazione estiva del sindaco in cerca di visibilità”. “E allora che dovrebbe dire Acquapendente, comune di sinistra, che da anni viene preso in giro dalla regione Lazio, del suo stesso colore? Anzi, ci uniremo per ricorrere al Tar e per portare avanti tante altre battaglie di civiltà. Lo faccio per la mia città, qui ci sono nato e ci vivo con la mia famiglia”, continua Pirozzi.


Luca Poli, consigliere di minoranza, dal conto suo, spiega il no dell’opposizione, che non vede nel referendum una soluzione possibile e sottolinea “l’importanza di restare tutti uniti a favore dell’ospedale, e non certo promuovendo battaglie di secessione come potrebbe essere quella del referendum”. Immediata la replica di Pirozzi: "Ricordo a Poli che l’altro giorno é venuto da me perché per lui il decreto di Zingaretti non c’era, Poli stesso mi ha detto che gli avevano assicurato dalla Regione che era tutto a posto! Basta, siamo stufi di sentirci prendere in giro. Da sta sera questo é il nostro grido di dolore e di orgoglio, perché questo ospedale é stato realizzato con i soldi offerti dagli amatriciani! Ci devono riconoscere lo status di area disagiata!”.


Ricca di sentite motivazioni pro-ospedale anche la mozione di maggioranza presentata a inizio consiglio da Patrizia Catenacci, per potenziare la struttura. Poco dopo, Luca Poli, consigliere di minoranza, prende la parola e legge un comunicato della regione Lazio dello stesso pomeriggio che non intenderebbe depotenziare l’ospedale di Amatrice. Apriti cielo! Nuovi interventi a riguardo da parte della maggioranza, a partire dalla stessa Catenacci ("il comunicato della regione Lazio di oggi pomeriggio mi ha offeso, ancora promesse, siamo stanchi”) e proseguiti da Mara Bulzoni: “la sensazione netta é quella della presa in giro. Un comunicato stampa non fa legge, un decreto fa legge!". E qui c’é stato un grande applauso da parte del pubblico. “L’atteggiamento della Regione Lazio é un chiaro insulto all'intelligenza delle persone e una mancanza di rispetto verso le istituzioni", conclude Bulzoni.


E ancora Catenacci: “Il 25 luglio siamo stati convocati dalla regione Lazio per parlare con Zingaretti, ma lui non c’era, perché proprio quel giorno stava firmando il decreto per declassare l’ospedale di Amatrice! Ci saranno stati una trentina di sindaci e tanti altri funzionari, ebbene, il 25 luglio hanno preso in giro tutti noi e tutti i sindaci convocati".

Ora la palla è in mano agli amatriciani, 2600 anime circa. Ora tocca a loro esprimersi. Beh, a giudicare dalla folla di ieri sera, la partecipazione ci sarà. Resta da vedere se “vincerà” Abruzzo e Marche… l’importante è salvare l’ospedale "F. Grifoni", un presidio di eccellenza che merita rispetto e considerazione.

(Articolo in collaborazione con www.ilgiornaledirieti.it )

 
 
a cura di Maria Paola Gianni - in collaborazione con Il Giornale di Rieti
 

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